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Francesco Redi in Toscana

Francesco Redi in Toscana

Personalità poliedrica, Francesco Redi è stato uno dei protagonisti della nascita della scienza moderna. Nato ad Arezzo nel 1626, svolse un ruolo fondamentale nella storia della medicina e della biologia sperimentale, distinguendosi, al contempo, in ambito letterario, disciplina in cui si rivelò artista sensibile e raffinato. Al corpus delle sue opere, ed in particolare al vasto repertorio epistolare conservato nelle biblioteche di Arezzo e Firenze, sono stati recentemente dedicati numerosi studi, che ne hanno rivalutato l'importanza nel panorama culturale italiano ed europeo del XVII secolo.

Monumento sepolcrale di Francesco Redi, Duomo di Arezzo.
Iconografia rediana

Del "segaligno e freddoloso Redi", come egli stesso amava scherzosamente definirsi, esistono diversi ritratti coevi. Tra questi figurano il dipinto appartenente alla Fraternita dei Laici di Arezzo, la matrice in rame da cui fu tratta l'incisione presente su molte opere di Redi, oggi in possesso dell'Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze, e alcune medaglie attualmente conservate presso il Museo Statale d'Arte Medievale e Moderna. Postumi sono invece lo splendido busto, recentemente attribuito a Giovan Battista Foggini, che adorna il cenotafio monumentale di Redi nel Duomo di Arezzo, il ritratto della cosiddetta collezione "gioviana" nella Galleria degli Uffizi di Firenze, la scultura esposta nel Loggiato esterno dello stesso museo e, infine, la statua presente nell'atrio di Palazzo De Larderel a Livorno.

Fortezza Vecchia, Livorno.
Redi scienziato di corte

Come altri scienziati dell'epoca, Francesco Redi trascorse gran parte della vita legato alla casa regnante toscana, godendo ben presto di una posizione privilegiata all'interno della corte in qualità di archiatra dei granduchi Ferdinando II e Cosimo III de' Medici, carica che ricoprì dal 1666 all'anno della morte. In questa veste, lo scienziato aretino seguì la corte nei suoi spostamenti stagionali, soggiornando ripetutamente nella Fortezza vecchia di Livorno, nel Palazzo Reale di Pisa e nelle numerose ville granducali sparse nei territori delle attuali province di Firenze e di Prato. Fu in queste sedi, oltre che nella reggia di Palazzo Pitti, che Redi compì le sue ricerche sperimentali applicando efficacemente i principi dell'Accademia del Cimento, la prima società a carattere scientifico sorta in Europa di cui lo scienziato aretino si vantava essere stato promotore. Oltre alla celebre confutazione sulla teoria della generazione spontanea e alla pubblicazione della sua tetralogia biologica, Redi si occupò anche di questioni di chimica e fisica come testimoniano, ad esempio, il suo interesse per il fenomeno delle "gocce di vetro" e l'analisi delle acque termali di Montecatini Terme.

Antica sede dell'Accademia della Crusca in via Pellicceria, Firenze.
Redi letterato

Intellettuale di straordinaria versatilità, Redi fu anche fine letterato e poeta. Eletto membro dell'Accademia della Crusca nel 1655 ed Arciconsolo dal 1678 al 1690, contribuì alla stesura della terza edizione del Vocabolario (1691), introducendovi anche alcune celebri falsificazioni. Lettore pubblico di lingua toscana nello Studio fiorentino nel 1665, condusse dal 1670 ricerche per la redazione di un Vocabolario aretino, riscoperto solo nel secolo scorso tra i suoi manoscritti. Tra le composizioni poetiche rimane celebre il ditirambo Bacco in Toscana, raffinato e scherzoso elogio dei vini della regione.

Casa di Francesco Redi, Firenze.
Le residenze di Redi

Fatta eccezione per i tradizionali soggiorni di "villeggiatura" al seguito della corte granducale, Francesco Redi trascorse la quasi totalità della sua esistenza a Firenze, dimorando fino al 1672 nelle case, di incerta identificazione, che il padre aveva preso in affitto rispettivamente "in via Maggio", "in via che va a S.to Spirito dietro a via Maggio a canto all'orto de' Signori Magalotti" e "vicino al Canto a Soldani dirimpetto al campanile di San Remigio su' la cantonata". In seguito alla morte della madre e alla dipartita del padre per Arezzo, Redi decise di trasferirsi in via de' Bardi, dove ancor oggi si può vedere la targa che ricorda l'illustre cittadino. Con la sua città natale dovette, comunque, mantenere un rapporto privilegiato dal momento che decise di concentrare i suoi investimenti nel comprensorio aretino, come dimostra la vicenda di Villa degli Orti. Ad Arezzo, inoltre, si trovavano i beni fondiari acquistati dal padre Gregorio, come la perduta Torre di Poggio del Sole, e i possedimenti acquisiti dalla famiglia grazie ad accordi matrimoniali: tra questi figurava anche Palazzo Redi, sede dell'attuale Farmacia Centrale della città.

Sede della Biblioteca Città di Arezzo.
L'eredità bibliografica di Redi

Si deve al particolare attaccamento dello scienziato aretino alla sua città natale la conservazione, presso l'Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze e l'Istituzione Biblioteca Città di Arezzo, di rari fondi librari di carattere scientifico e storico-letterario. Appassionato bibliofilo, Redi si prodigò, infatti, a favore di alcune istituzioni cittadine, come la secolare Fraternita dei Laici e l'allora neonato Collegio dei Gesuiti, arricchendone regolarmente il patrimonio librario, in seguito confluito nelle istituzioni succitate. Interessanti documenti relativi all’economia e alla vita familiare dei Redi sono andati ad arricchire anche le raccolte dell’Archivio di Stato di Arezzo. Alcuni manoscritti tre-quattrocenteschi appartenuti allo scienziato e parte del suo ricco carteggio giunsero, invece, alla Biblioteca Laurenziana di Firenze grazie al lascito testamentario del Balì Francesco Saverio, suo diretto discendente. Altri documenti, in parte ancor oggi inediti, furono infine recuperati, dopo numerosi passaggi di proprietà, dalla Biblioteca Marucelliana, dalla Biblioteca Riccardiana e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

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Scheda a cura Elena Fani

Data aggiornamento 05/mar/2008