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  I: Una rivoluzione tecnologica

  III: Una rivoluzione architettonica

  IV: Una rivoluzione scientifica

II. Una rivoluzione di costume

Durante il lungo e tranquillo periodo di pace che segue l'avvento al potere di Ottaviano Augusto (27 a. C. – 14 d. C.), a Roma e in tutte le città dell'impero si registra l'apertura di officine vetrarie. La produzione del vetro diviene una vera e propria industria i cui effetti si manifestano in vari settori della vita quotidiana.

Sei abitazioni della Regio I di Pompei, diverse per eleganza e importanza sociale degli abitanti, costituiscono un esempio attraverso il quale si vuole mettere in evidenza il differente impatto del vetro nella suppellettile domestica. Nei centri vesuviani e nelle popolose città dell'impero il vasellame domestico in terracotta e in metallo viene progressivamente affiancato e sostituito da quello in vetro, cui si riconoscono particolari e apprezzate caratteristiche per la conservazione di frutta, cibi, bevande, cosmetici e, in campo medico, di sostanze farmaceutiche. Da ciò deriva che anche nelle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. si era avuto modo di osservare come il vetro fosse sostanza chimicamente neutrale, e, cosa non secondaria, quanto la trasparenza consentisse di valutare lo stato delle sostanze in esso contenute. L'abitazione più elegante presa in esame, la Casa del Menandro (I, 10, 4), la Casa dei Quattro Stili (I, 8, 17) riferibile ad un ceto medio alto, la Casa di Lesbianus (I, 13, 9) e l'abitazione I, 14, 9 entrambe riferibili ad un ceto medio basso, il piccolo modesto edificio I, 9, 8 e la casa bottega I, 11, 3 testimoniano eloquentemente il diverso impatto del vetro da mensa, da dispensa e da arredo a Pompei nel I secolo d.C.




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