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  • Itinerario del Ferro. Interno della Ferriera Sabatini di Pracchia, Pistoia.zoom in altra finestra
  • Interno della Ferriera Sabatini, Ecomuseo della Montagna Pistoiese, Pracchia, Pistoia.zoom in altra finestra

Ecomuseo della Montagna Pistoiese - Ferriera Sabatini

La Ferriera, voluta da Cosimo I de' Medici, fu realizzata a Pracchia nel 1542 come forno per la produzione della ghisa lungo il corso del fiume Reno. Fino alla fine del Settecento fece parte, con le altre ferriere della montagna pistoiese, del più importante polo siderurgico del Granducato di Toscana. Acquistata poi dalla famiglia Sabatini, rimase in attività fino alla metà del secolo XX. Nel 1992 una parte dell'edificio è stato recuperato e, in seguito, aperto al pubblico sotto la gestione dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese. È oggi inserito nell'itinerario del Ferro che, partendo dalla Ferriera, prosegue verso il Polo didattico del ferro, dove una serie di modellini azionabili dal visitatore riproduce i movimenti degli antichi macchinari. Il percorso si conclude con la visita al Giardino Didattico in cui è possibile vedere una simulazione del sistema di canali che serviva a convogliare le acque necessarie per la produzione di energia. L'apparato espositivo della Ferriera mostra alcuni strumenti di lavoro e i vecchi macchinari utilizzati per la fusione e la lavorazione del ferro dal XVI al XX secolo. Vengono, inoltre, mostrate, a scopo didattico, le operazioni di forgiatura e battitura del ferro.

La presenza di numerose ferriere sulla Montagna Pistoiese si spiega grazie alla contemporanea abbondanza di acqua, che serviva per azionare i magli e i mantici, e di legname, che forniva il combustibile (carbone di legna). Per arrivare in montagna, il ferro doveva percorrere un tragitto lungo e laborioso. Dalle miniere dell'isola d'Elba il ferro veniva trasferito nei forni fusori della Maremma che riducevano il minerale in ferraccio. Da qui veniva caricato su imbarcazioni che lo trasportavano fino a Livorno o a Bocca d'Arno. Trasferito sui navicelli, risaliva l'Arno fino a Lastra a Signa. Quindi passava nel torrente Ombrone fino a Poggio a Caiano e, prima con barrocci e poi con animali da soma, giungeva fino alle ferriere della Montagna Pistoiese, dove veniva ridotto in grosse barre o in verghe dette cionconi. Questi ultimi venivano trasportati in altre fabbriche vicino alle ferriere, dette distendini, che li riducevano in piccole barre di diversi spessori e forme per mezzo di una specie di maglio (distendino) più piccolo rispetto a quello delle ferriere. L'ultima lavorazione veniva fatta nelle numerose officine artigiane o nelle fabbriche di chiodi, di filo di ferro, di badili e di canne da fucile.

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Scheda a cura di Graziano Magrini

Data aggiornamento 30/gen/2008