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I luoghi della scienza a Firenze

Battistero
Lo gnomone solstiziale (X secolo)
La più antica testimonianza delle applicazioni scientifiche che contraddistinguono molti luoghi di Firenze si trova nel Battistero di San Giovanni, uno dei più antichi e più amati edifici della città. Una lastra di marmo con i segni dello zodiaco indicava il luogo in cui il sole, entrando dalla sommità della cupola, sarebbe caduto ogni anno a mezzogiorno del solstizio d’estate. Questa meridiana solstiziale restò in funzione fino al XIII secolo, quando la costruzione della lanterna oscurò l’ingresso del sole nell’edificio.

Lo gnomone di Santa Maria del Fiore
Lo gnomone solstiziale e la linea meridiana (1475, 1757)
L’occasione per la costruzione di una nuova meridiana solstiziale si presentò con la chiusura dei lavori della cupola di Santa Maria del Fiore. La lanterna fu ultimata nel 1461, e nel 1475 l’astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli vi installò una lastra di bronzo forata che convogliava i raggi solari sul pavimento della chiesa, dove collocò un disco marmoreo che indicava il solstizio d’estate. Tre secoli dopo, l’astronomo granducale Leonardo Ximenes completò l’opera con il tracciamento di una linea meridiana destinata a nuove osservazioni astronomiche.

San Lorenzo, Sacrestia Vecchia
L’emisfero boreale (post 1442)
L’osservazione del cielo aveva anche risvolti astrologici di grande forza comunicativa. Nella Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, Cosimo il Vecchio fece raffigurare la configurazione astrale del cielo di Firenze alla data del 4 luglio 1442, volendo certamente commemorare un particolare evento politico o religioso. L’affresco, dipinto da Giuliano d’Arrigo, detto il Pesello, su indicazioni forse di Paolo dal Pozzo Toscanelli, anticipa quella vocazione autocelebrativa in chiave cosmografica che sarà propria, un secolo dopo, dei primi granduchi di Toscana.

Palazzo Vecchio
La sala delle carte geografiche (1563-1575)
Il primo atto della celebrazione cosmografica dei Medici si mise in opera a Palazzo Vecchio, nella sala grande della Guardaroba, oggi nota come Sala delle carte geografiche. Per volere di Cosimo I, Giorgio Vasari e Egnazio Danti progettarono una grandiosa raffigurazione del cosmo che comprendeva cinquantatre mappe terrestri dipinte sugli sportelli degli armadi, dove erano custoditi gli strumenti matematici del Granduca, e dodici mappe celesti nei riquadri del soffitto. Dal soffitto, che a comando si apriva come una macchina teatrale, scendevano due grandi globi, uno terrestre e uno celeste. Ma il progetto restò incompiuto.

Lo studiolo di Francesco I (1570)
Un altro ambiente altamente simbolico di Palazzo Vecchio, prevalentemente dedicato alle scienze e ai segreti della natura, fu voluto pochi anni dopo dal successivo granduca, Francesco I, che ne fece una sorta di autoritratto intellettuale. Il cosiddetto Studiolo raccoglieva opere d’arte, oggetti naturalistici e alcuni dei più significativi prodotti della Fonderia medicea dove lo stesso Granduca si applicava alla produzione di oggetti in vetro e ceramica. A Francesco I si deve anche la fondazione della Galleria degli Uffizi, inizialmente pensata come luogo di raccolta dei capolavori dell’arte antica, ma presto diventata anche una sorta di tempio delle scienze.

Santa Maria Novella
Gli strumenti astronomici (1572-1575)
Tra gli strumenti che Cosimo I fece costruire dagli artefici della sua corte, ve ne erano anche alcuni di uso pubblico, come quelli installati da Egnazio Danti sulla facciata di Santa Maria Novella. Questi strumenti, un quadrante astronomico, un’armilla equinoziale e una meridiana a camera oscura, avevano lo scopo di consentire nuove osservazioni destinate alla riforma del calendario, il progetto poi attuato da papa Gregorio XIII. Danti lasciò incompiuta solo la meridiana a camera oscura che, a differenza di quella di Santa Maria del Fiore, avrebbe indicato il mezzogiorno vero in ogni momento dell’anno. Allontanato da Firenze per volere di Francesco I, il cosmografo mise in atto questo progetto nella chiesa di S. Petronio a Bologna.

Galleria degli Uffizi
La Tribuna-Torre dei venti (1589-1590)
Verso il 1590, una nuova meridiana a camera oscura fu messa in opera nella Tribuna degli Uffizi, l’edificio costruito da Bernardo Buontalenti come tempio delle arti e delle scienze. Di questa meridiana oggi non resta alcuna traccia, ma le fonti la descrivono come del tutto simile a quella ben più celebre di Santa Maria del Fiore o a quella mai ultimata di Santa Maria Novella. Alla sommità della lanterna fu installato un anemoscopio, ovvero un indicatore dei venti che Ferdinando I fece porre in opera ad imitazione, forse, della Torre dei Venti costruita pochi anni prima in Vaticano.

La Stanza della Cosmografia (1589-1593)
Tra il 1589 e il 1600, Ferdinando I fece allestire nella Galleria degli Uffizi, due stanze dedicate alle scienze matematiche, e in particolare alla cosmografia e all’architettura militare. La stanza della cosmografia ospitava il grande globo terrestre che Egnazio Danti aveva costruito per la Sala delle carte geografiche di Palazzo Vecchio, e una sfera armillare tolemaica, delle stesse dimensioni, che il granduca commissionò al cosmografo Antonio Santucci. Sulle pareti fece dipingere le mappe dei domini medicei: lo stato vecchio fiorentino, il nuovo territorio annesso nel 1559 con la vittoria della guerra di Siena, e la mappa dell’Isola d’Elba.

La Stanza dell’architettura militare (1599-1600)
La "Stanza dell’architettura militare", meglio nota come "Stanzino delle matematiche", ospitava invece la ricca collezione di strumenti già conservata a Palazzo Vecchio. L’allestimento fu curato dal diplomatico Filippo Pigafetta che forse definì anche il progetto iconografico del soffitto dipinto da Giulio Parigi. Gli affreschi illustrano alcune celebri invenzioni dell’antichità - strumenti e macchine di Pitagora, Tolomeo, Euclide e, soprattutto Archimede - insieme agli strumenti moderni della collezione dei Medici.

Palazzo Pitti
L’Accademia del Cimento (1657-1667)
Nell’età di Galileo, i Medici furono degni patroni delle nuove scoperte scientifiche. Non solo sostennero le ricerche del grande scienziato, nominandolo filosofo e matematico di corte, ma fondarono la prima società europea a carattere scientifico, l’Accademia del Cimento, con lo scopo di promuovere la diffusione del metodo sperimentale galileiano. Le sedute dell’Accademia, di cui furono membri e fondatori Ferdinando II e il fratello Leopoldo de’ Medici, si tenevano nei locali di Palazzo Pitti che proprio in quegli anni furono affrescati con storie raffiguranti le glorie della dinastia medicea.

La Sala della meridiana (1693-1696)
Una delle ultime forme di celebrazione dei Medici protettori delle scienze si trova nell’appartamento del Gran Principe Ferdinando dove il pittore Anton Domenico Gabbiani e il matematico Vincenzo Viviani, ultimo discepolo di Galileo, diedero forma alla cosiddetta ‘Stanza della Meridiana’. La stanza prende il nome dalla meridiana a camera che solca il pavimento e sale sulle pareti fino alla volta, affrescata con allegorie che celebrano le scoperte geografiche e astronomiche di due delle maggiori glorie toscane dell'età moderna: Amerigo Vespucci e Galileo Galilei.

Palazzo Viviani
Facciata con cartelloni celebrativi (1693)
Vincenzo Viviani fu il principale artefice della glorificazione di Galileo. Oltre a scrivere la biografia del maestro e a curare l’edizione completa delle sue opere, si prodigò affinché il nome dello scienziato venisse pubblicamente omaggiato. A questo scopo trasformò la facciata della propria abitazione affiggendovi dei grandi cartelloni celebrativi, con il busto di Galileo al centro della composizione, e due bassorilievi che illustrano le maggiori sue scoperte scientifiche.

Santa Croce
Sepolcro di Galileo (1737)
Vincenzo Viviani si prodigò soprattutto perché a Galileo fosse eretto un monumento funebre nella basilica di Santa Croce, là dove riposavano i ‘grandi’. Il monumento fu eretto sotto il governo di Gian Gastone de’ Medici, quando Viviani era ormai morto, e la traslazione della salma avvenne la sera del 12 marzo 1737. Nella riesumazione, oltre al corpo dello stesso Viviani che fu sepolto insieme al maestro, fu trovato anche un corpo femminile che si suppone essere quello dell’amatissima figlia, Suor Maria Celeste.

La Specola
La Tribuna di Galileo (1841)
L’ultimo atto della glorificazione di Galileo avvenne in occasione del Terzo Congresso degli Scienziati Italiani, quando fu inaugurata la Tribuna di Galileo, costruita da Giuseppe Martelli nel Museo di Fisica e Storia Naturale. La Tribuna era un vero e proprio "santuario scientifico", destinato a preservare la memoria dello scienziato pisano, a conservare le "reliquie" legate a lui e alla sua scuola e a ricordare le tappe fondamentali della ricerca scientifica promossa dalla dinastia dei Medici.