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Il telescopio, misura del tempo e longitudine

6.2 - La proposta di Galileo

Tito Lessi, Galileo e Viviani, olio su tavola, 1892 (Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze – Dep. Oss. Di Arcetri) Incisione raffigurante Giovanni Domenico Cassini (G. D. Cassini, La meridiana del Tempio di S. Petronio, Bologna, 1695, antiporta)

Entro due anni dalla scoperta, Galileo pensÚ che i satelliti di Giove si prestavano a determinare la longitudine in mare. Essi orbitavano intorno a Giove come le lancette di un orologio visibile da tutti i luoghi della Terra.

Le configurazioni dei satelliti potevano essere previste e tabulate. Grazie al telescopio, un navigante poteva confrontare l’ora prevista per una configurazione con quella dell’effettiva osservazione. La differenza fra il tempo previsto e il tempo misurato indicava la differenza di longitudine fra il luogo dell’osservazione e il luogo di riferimento delle tavole.

Galileo propose il proprio metodo ai governi di Spagna e Olanda, aggiungendovi nel 1637 il progetto di un orologio a pendolo per la misura del tempo locale. Le varie proposte non ebbero perÚ esito positivo. Inoltre, le tavole che completavano il metodo di Galileo furono preparate solo nel 1668 da Cassini.

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